mercoledì 5 settembre 2007

Il miglior sassofonista del mondo.

Ecco qua, sono riuscito a creare un nuovo post. Rilancio la sfida: Chi è stato, secondo voi, il più grande di tutti??? Al sassofono, per il jazz e per la musica in generale? La mia idea ce l'ho, Jay Jay ha espresso le sue, Paolotto pure, Compositore c'ha da fa'... In attesa che tornino tutti dalle vacanze e che il blog venga conosciuto sempre di più, vi do un indizio: il più grande di tutti suonava il sassofono tenore...ma non sembrava un tenore, all'inizio...

26 commenti:

Jay Jay ha detto...

John William "Trane" Coltrane

joe ha detto...

Allora. Coltrane ha suonato con i grandi del sax alto, il più tecnico di tutti (Earl Bostic, provare per credere, era un portento! C'è un bellissimo cofanetto di cd molto economico, della Proper, da Feltrinelli) e il più poetico di tutti (Johnny Hodges, la voce più importante dell'orchestra di Duke Elligton). Egli stesso suonava da par suo il contralto... anche qui, provare per credere: c'è un paio di cd di Gene Ammons dove Trane dimostra di essere un altosassofonista nato e (attenzione: sto per farmi diversi nemici) di suonare MEGLIO il contralto che il tenore. Ma... in fondo, il suo genio fiorì al tenore, sul quale ha indiscutibilmente un suono proprio e originalissimo. Ma quel suono... da dove viene? Sì, sicuramente da quelle influenze importantissime di cui sopra, da Charlie Parker, tutti altosassofonisti di grandissima levatura per cui anche al tenore, egli ha un suono pieno e rotondo, mai soffiato, nemmeno sulle note basse...
Ma... la fonte a cui si abbeverò, non so quanto CONSAPEVOLMENTE, è un'altra. Posso provarlo.
AVANTI COSI'!

compositore ha detto...

sempre più difficile ... a questo punto io cito Coltrein in persona:
« Sul contralto ero stato totalmente influenzato da Bird e mi sentivo sempre inadeguato. Ma sul tenore non c’era nessuno le cui idee fossero così dominanti come quelle di Parker. Tuttavia ho preso qualcosa da tutti quelli che ho ascoltato in quell’epoca, a cominciare da Lester Young, ma tenendo conto anche di musicisti che non hanno mai registrato un disco. »
... ma anche qui non si capisce una mazza ... sarà mica Lester Iang?
Forse è il candidato n°1 ... aveva pure poteri paranormali!

compositore ha detto...
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compositore ha detto...

oppure non mi dirai mica che è Tram!

Jay Jay ha detto...

Coleman "Bean" Hawkins

joe ha detto...

Compositore ha scomodato addirittura Frankie Trumbauer, detto "Tram", specialista del c-melody sax (sassofono in do, dal suono molto "omo", a metà tra un tenore e un contralto)... che viene però citato da Lester Young come influenza primaria...
Jay Jay chiama in causa, perentoriamente, Coleman Hawkins. Il suono di Hawkins era totalmente maschio, potente ancorchè, nelle ballads, dolcissimo (ascoltare subito "Body And Soul" versione RCA del 1939. Il CAPOLAVORO di Hawkins!!!) Egli influenzò effettivamente legioni di sassofonisti, dai roboanti e veraci texani tipo Illinois Jacquet e Arnett Cobb fino agli intellettuali del jazz degli anni '60 come Archie Shepp e Sonny Rollins, passando per Ben Webster (che però è debitore soprattutto di Johnny Hodges...sapete com'è, erano compagni di sezione nell'orchestra di Ellington...e infatti da Webster a quel genio di Paul Gonsalves il passo è breve...), insomma un vero caposcuola. Però... forse... Composito', béccate 'st'indizio: il 9 ottobre 1936 un gruppo denominato "Smith-Jones Inc." incise quattro brani...
CIAO!

compositore ha detto...

l'indizio è difficile ... ho dovuto usare google questa volta, altrimenti avrei detto Maurizio Costanzo.

Jay Jay ha detto...

Anche se il suggerimento è indirizzato a Compositore mi permetterei di riportare il seguente brano, se posso:
"The first recordings of the Basie era were cut on October 9, 1936, when Basie, Lester Young, Walter Page, Jo Jones and Carl Smith recorded as Smith-Jones Incorporated for Vocalion."

joe ha detto...

Bravissimi. Il suggerimento era indirizzato a Compositore perchè egli aveva nominato Lester Young come candidato numero 1...e Jay Jay recita il passo giusto. Ora, sicuramente qualcuno, tra lettori e partecipanti, potrà storcere il naso, ma mi riservo di argomentare esaustivamente la mia convinzione, e cioè che il più grande sassofonista in assoluto della storia del jazz (e quindi della musica) è stato Lester Willis Young. Qui, mi basta far notare ai sostenitori di Coleman Hawkins, che il loro beniamino ha sì contribuito all'evoluzione di tutto il jazz, fin dagli anni '20, passando per l'era dello swing fino al be-bop e oltre, compresa l'avanguardia degli anni '60, partecipando a tutti questi movimenti dall'interno, quasi come un attivista convinto ogni volta... sposando cause nuove, sostenendole, dando loro credibilità... ma credo di poter ritenere che Lester Young, ogni volta che ha soffiato nello strumento nel suo ineffabile modo, ha DATO SCOSSONI all'iter della nostra musica, deviandone ogni volta il corso, definendone lo stato dell'arte, e influenzando NECESSARIAMENTE altri musicisti A LORO VOLTA FONDAMENTALI e universalmente riconosciuti come GENI assoluti (un nome per tutti: Charlie Parker). Young era un musicista giovane e attivo nel pieno dell'era dello swing...ed aveva più swing di chiunque altro. Parker, da ragazzetto, studiava Lester Young (ho io le registrazioni, a disposizione di chiunque le volesse) e da quello è partito TUTTO il jazz moderno: per le frasi, il relax, il modo di stare sul tempo Lester Young ha praticamente INVENTATO il be-bop almeno 10 anni prima del tempo (ascoltate, proprio del 9/10/1936, "Lady Be Good"... se avete il giradischi, fate il famoso esperimento di mandare il microsolco a 45 giri invece che a 33 ed ascolterete PARKER!!! impressionante!)... per il suono (non così diafano come si crede, però: sentite le incisioni Aladdin degli anni '40, doppio cd da Rinascita in offerta ORA a 9 euri!) ha anticipato di 10 anni anche la versione "Cool", californiana, chiamatela come vi pare, del jazz del dopoguerra... Stan Getz è totalmente Lester Young, nel 1947 e anche dopo. Poi basterà ascoltare...che ne so, qualsiasi cosa... prendete uno come Joe Houston: un tipo che si è fatto le case, suonando sovracuti, note ribattute, effettacci pre-rock'n'roll... ebbene, anche uno così ha registrato una versione di "Lester Leaps In" veramente degna di nota, dimostrando di aver subito un'influenza devastante al di là di ciò che sarebbe stato poi il suo "mestiere". Immaginate poi cosa sarebbe stato il jazz senza una figura umana e musicale così definita come quella di Lester Young: come avrebbe fatto Dexter Gordon (altro grande lesteriano, ascoltate le incisioni Savoy del 1947) a rischiare di prendere l'Oscar per la sua interpretazione del sassofonista Dale Turner in "Round Midnight" di Bertrand Tavernier? E poi, Coltrane... vi prego, vi scongiuro di ascoltare con attenzione (non potrebbe essere diversamente: il suono di Lester costringe a lasciar perdere tutto fin dalla prima nota...) la versione CAPITALE di "Polka Dots And Moonbeams" che si trova nella registrazione live al festival di Newport del 1956 dell'orchestra di Count Basie, con ospiti alcuni veterani della vecchia orchestra: Jimmy Rushing, Jo Jones e Lester fra gli altri. Il suono. In alcuni momenti pare di sentire Coltrane, ma...con più esperienza, più sapienza... ascoltate la cadenza finale eseguita,in completa solitudine, davanti a una folla letteralmente attonita, ammutolita, commossa da tanta bellezza... bloccatevi, lì dove siete, col sorriso incredulo, come è successo a chiunque abbia avuto la fortuna di ascoltare un tale capolavoro.
Poi ci risentiamo.

joe ha detto...

...ragazzi vi prego di scusarmi...potrebbe essere Newport 1957, io scrivo sempre da un centro internet...e poi mi sono lasciato prendere dal fuoco sacro. Comunque è un cd della Verve.
Smack!

paolotto ha detto...

ok joe,
mi hai quasi convinto. completa l'opera spiegandomi perchè non sidney bechet.
thanks in advance
bruto

joe ha detto...

Sidney Bechet, sassofonista e clarinettista, specialista assoluto (e in certo senso "inventore", come fu Coleman Hawkins per il tenore) del sassofono soprano nel jazz, campione della scuola creola di New Orleans, già attivo negli anni '10 e già ascoltato in tournée in Europa nel 1919, aveva uno stile secondo me mirabilmente equilibrato. Nella sua veemenza, nel suo totale e totalizzante abbandono romantico, nella sua forza espressiva senza precedenti si trovano echi tra i più disparati, forse rivenienti da tutte le forme musicali che poi, fuse insieme, hanno dato vita al primo jazz: il senso del blues, ovviamente; poi, la musica bandistica, la cantabilità delle arie d'opera (nel suo vibrato non si può non riconoscere l'influenza di Enrico Caruso, tenore famosissimo all'epoca: a New Orleans c'era un Teatro Dell'Opera molto frequentato), la musica francese (non a caso Bechet diventò un mito planetario da quando all'inizio degli anni '50 scelse di vivere e lavorare in Francia, e compose il capolavoro pop "Petite Fleur"... Ancora oggi QUALSIASI musicista francese di jazz riconosce il suo debito verso Sidney Bechet), il ragtime (ascoltare la sua versione di Maple Leaf Rag: l'esemplificazione del passaggio dal ragtime al jazz!) e, fondamentalmente, l'espressionismo, che tanto influenzò il giovane Ellington, per il quale Bechet era uno dei pochi veri geni creatori del jazz insieme ad Armstrong e a Willie "The Lion" Smith".
Il problema, ai fini della nostra indagine, secondo me è proprio questo: un tale crogiuolo di sensazioni e di idee creative, una tale summa di elementi ha fatto però storia a sè. Non ha "figliato", come uso dire io. Forse, era talmente personale da essere inimitabile, o al contrario un sassofonista che avesse avuto il coraggio di ispirarsi a Bechet si sarebbe ritrovato schiacciato dalla personalità musicale dell'originale e avrebbe dovuto necessariamente copiarlo. Come infatti è successo e ancora succede in Francia. E' vero che ci sono stati esempi equilibratissimi di discendendenza, da Bechet...ma una rondine non fa primavera. Voglio citarli: da un lato Johnny Hodges, che all'inizio suonava il soprano ed era innamoratissimo dello stile di Bechet: pare che egli fosse stato chiamato da Ellington proprio perchè egli non potè permettersi di avere Bechet nelle fila della sua orchestra. In ogni caso Hodges optò per il contralto, cosicchè non rischiò più di copiare il Maestro. Esistono ottimi esempi registrati di Johnny hodges al soprano in seno a piccoli gruppi ellingtoniani negli anni '30: uno per tutti "Blue Reverie", anche nella versione dal vivo al concerto di Benny Goodman alla Carnegie Hall del 16 gennaio 1938.
Dall'altro lato c'è Bob Wilber. L'unico allievo in senso stretto di Sidney Bechet, un bianco, andò addirittura a vivere in casa del Maestro, ad Harlem, per un periodo (egli fa così anche con i suoi propri allievi: il miglior allievo di Wilber è un italiano, Luca Velotti, ed ha vissuto col suo Maestro). Bob Wilber è un esperto di jazz classico, arrangiatore e direttore d'orchestra, studioso e filologo inflessibile, lucido improvvisatore e continuatore di uno stile di cui, praticamente, è l'unico depositario. Egli, come oggi Luca Velotti, ha avuto la possibilità di estendere e modernizzare certe suggestioni antiche, e creare a propria volta uno stile proprio, come fece Johnny Hodges del quale è un impressionate imitatore.
Detto questo (era doveroso), non mi pare che ciò basti a qualificare il pur grandissimo Sidney Bechet come il più grande, il più influente, il più seguito ecc.
Lo stesso problema, per gli stessi ed altri motivi che si potrebbero tranquillamente analizzare, lo ebbe Art Tatum...

Jay Jay ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Jay Jay ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Jay Jay ha detto...

Va da sé che il prossimo post sarà "Il miglior pianista del mondo"...

compositore ha detto...

nooooo ... non fatelo!

paolotto ha detto...

cito joe:
"...sassofonista e clarinettista, specialista assoluto del sassofono soprano ...già attivo negli anni '10 e già ascoltato in tournée in Europa nel 1919 ... diventò un mito planetario da quando all'inizio degli anni '50 scelse di vivere e lavorare in Francia, e compose ... forza espressiva senza precedenti ... l'espressionismo, che tanto influenzò il giovane Ellington, per il quale Bechet era uno dei pochi veri geni creatori del jazz insieme ad Armstrong ... un tale crogiuolo di sensazioni e di idee creative, una tale summa di elementi ... era talmente personale da essere inimitabile ..."
e che altro deve fare uno per essere il migliore?
inoltre, non avrà "figliato" ma ha sicuramente "nipotato": non si possono riconoscere parecchi discendenti diretti di "primo grado", ma, secondo me, ci sono (ci sono stati e ci saranno) più "nipoti" di s.b. che "figli" di l.y., anche perchè (detto brutalmente) è più semplice.
quindi, secondo me, l.y. è il migliore sassofonista dei sassofonisti, non il miglior sassofonista del mondo: i sassofonisti debbono riconoscere che il contributo da loro ricevuto da l.y. è maggiore di quello da s.b., ma il mondo (cioè tutti) hanno ricevuto di più da s.b.

se non c'era bechet, l.y. sarebbe stato lo stesso?
va ricordato però il principale difetto di bechet: non ha inciso con la tuba, ma è un difetto che ahime accomuna molti. a tal proposito, avviso che non parteciperò all'altro 3d sulla big band: suonate pure col contrabbasso, e fateci pure suonare un sitar, ma non sarò vostro complice!
rispettosamente
bruto
p.s.: boycott double bass

mari ha detto...

Il più grande di tutti...Danny Boodman TD Lemon Novecento!
scusate..non ce l'ho fatta a resistere!
sono un'ascoltatrice 'dilettante' di jazz,non capisco molto di tecnica,e non sono capace di suonare nulla,ma proprio nulla (nemmeno la tastiera del pc,direbbe un mio amico).Ma mi piacerebbe arrivare a capirci qualcosa di più di questa musica di cui con certezza so solo che mi trasmette benessere...e devo dire che questo posto gli stimoli giusti sa darli:)
grazie a tutti voi che mi state dando la possibilità di imparare qualcosa di nuovo!
un abbraccio,maria teresa.

! Batterafono ! :-) ha detto...

che ne pensate di Ben Webster ????
se avete sentito il disco "Ben Webster and Associates" c'è una bellissima versione di "in a mellow Tone"........ per me in quel pezzo c'ha un sacco di swing!!!

purple ha detto...

Il grande Coleman.... Maschio o non maschio, il suo modo di suonare non si dimentica. Eccezionale la registrazione di Body&Soul del '39 per la RCA, da quante volte l'ho sentita credo di poterla cantare da cima a fondo senza colpo ferire!
Potrei dire che lì lui non sta suonando, ci sta dicendo qualcosa, un concetto, un'idea, e ce la propone esponendola con garbo e delicatezza, poi ce la rispiega pure, mettendoci l'anima intera, ma alla fine, se noi poveri mortali non l'avessimo ancora afferrata bene, allora eccolo lì che ce la dà sul muso, fiato, potenza, coglioni e tutto il resto.
Indimenticabile. Confesso di sentirla di media un paio di volte alla settimana da anni....
Però anche Ben Webster non lo lascerei tanto indietro, anzi. In quanto a "velluto" ne ha da vendere.
Ma in cima, proprio in cima a tutti, metterei lui, "the Prez", ineguagliabile. E basta.
Ciao Joe!!!!

Purple

joe ha detto...

Sono imperdonabile. Mari e Batterafono.... scusatemi se potete, non vi ho dato il benvenuto, ormai più di un mese fa... ma semplicemente non sapevo che i post continuano a vivere di vita propria ,anche dopo averne creato uno nuovo!!! Sono l'uomo meno tecnologico del mondo.
Mari, continua a seguirci e vedrai che non te ne pentirai. Queste chiacchierate sono solo scuse per farsi venire o tornare alcune curiosità musicali... L'"ascoltatore consapevole" è un bene prezioso, sicuramente più di tanti sedicenti "musicisti", "suonatori" e via discorrendo. Sei una tipa curiosa, dici di non saper resistere agli stimoli: perfetta!
Batterafono ci ricorda di Ben Webster! E chi può dimenticarlo!!!! Ma forse non tutti sanno che Big Ben e Lester Young studiavano insieme, da ragazzi, sulle rive del fiume Kansas... ore e ore di lettura a prima vista, dato che il padre di Lester non avrebbe riammesso SUO FIGLIO nell'orchestra di famiglia se non avesse imparato a leggere bene la musica! E fece bene, visto che in seguito Young, nelle fila dell'orchestra di Count Basie, si annoiava a tal punto ad aspettare che gli altri decifrassero le parti da mettersi, nell'attesa, a studiare un altro strumento (il clarinetto).
Un saluto ancora, e pardon per l'imperdonabile mancanza.

Sergio ha detto...

Mari ha parlato di un tal Danny Boodman. Ma forse intendeva Benny Goodma che però suonava il clarinetto e non il sassofono
Sergio

Sergio ha detto...

a Goodman manca la N finale.
Sergio

lìdermaxximo ha detto...

... e tutti si dimenticano di stan...

lìdermaxximo ha detto...

...e tutti si dimenticano di stan (gets)...